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Il disastro dello tsunami del 2004

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Tsunami

tsunami Serie di onde di maremoto provocata da terremoti sottomarini, molto frequenti in Giappone. In genere tali onde si propagano con velocità molto elevate (500÷800 km/h) in mare aperto e, quando giungono in acque poco profonde vicino alla costa, possono generare muri d'acqua alti anche 30 m con effetti distruttivi. tsunami -approfondimento di Giuliano F. Panza (Enciclopedia della Scienza e della Tecnica) I terremoti possono innescare altri eventi pericolosi, in particolare frane, inondazioni (dovute alle frane stesse o al collasso di dighe), incendi, esplosioni e contaminazioni chimiche o radioattive (causate da rotture di tubazioni o dal danneggiamento di impianti, chimici o nucleari) e maremoti ovvero tsunami. Questi ultimi possono verificarsi nel caso di terremoti piuttosto violenti con epicentro sul fondo degli oceani o dei mari, oppure, contrariamente a quanto si crede anche in terraferma in prossimità delle coste. Un maremoto (o tsunami dal giapponese onda di porto) è generato da una perturbazione di tipo impulsivo, o in ogni caso molto breve rispetto ai periodi caratteristici del maremoto stesso (dell’ordine di centinaia o migliaia di secondi), che coinvolge una considerevole massa d’acqua. Nella grande maggioranza dei casi tale perturbazione risulta essere un terremoto. Per questa ragione talora le onde di maremoto sono descritte con il termine seismic sea wave. In realtà, anche questo appellativo risulta inesatto (o riduttivo) per descrivere la totalità del fenomeno, poiché numerosi eventi hanno evidenziato come il maremoto possa avere anche origini completamente diverse, quali: eruzioni vulcaniche, impatti meteorici, frane aeree, semiaeree e sottomarine. Tuttavia, resta l’evento sismico, sottomarino o nell’entroterra a pochi chilometri dalla costa, il principale generatore di maremoto e, tra l’altro, va detto che i maremoti non generati da terremoti sono soggetti a una più rapida dissipazione e, dunque, molto raramente riescono a raggiungere coste lontane dalla zona di generazione. Un esempio recente, tristemente noto, di maremoto disastroso è quello di Banda Aceh, prodotto dall’omonimo terremoto di magnitudo, probabilmente superiore a 9,3 (scala Richter), il 26 dicembre 2004 nell’Oceano Indiano, al largo dell’isola di Sumatra. È stata necessaria l’improvvisa violenza e l’enormità del disastro provocato sulle coste dell’Oceano Indiano per far concentrare l’interesse su questo fenomeno fisico, spesso trascurato e sottovalutato. Il fatto che molti, anche tra gli organi deputati alla salvaguardia delle coste, siano stati sorpresi da questo evento, la dice lunga sul posto, nella graduatoria dell’attenzione ai fenomeni naturali catastrofici, a cui finora il maremoto era stato relegato: un posto del tutto marginale.
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