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Rinascimento
Rinascimento Periodo di rinnovamento culturale e artistico, ma con vaste ripercussioni in ogni settore dell'attività dell'uomo (dalla politica alla religione, dall'urbanistica all'abbigliamento), conosciuto prima dall'Italia e progressivamente dall'Europa tra la fine del Trecento e la prima metà del Cinquecento. Si fa coincidere con l'affermazione del R. la fine del Medioevo e l'inizio dell'Età moderna. Il R. è strettamente associato con l'Umanesimo per il posto centrale che vi ebbe la ripresa su vasta scala delle humanae litterae, a partire dalla riscoperta in Europa occid. della cultura greco-romana in connessione con la caduta di Bisanzio (1453). Il R. fu in questo senso un ritorno alle origini e una scoperta del mondo classico, o più precisamente una forma nuova e originale di classicismo, nella misura in cui comprese e respinse l'uso che il Medioevo aveva fatto dell'antichità: dalla lingua alle arti e alle scienze, la cultura del R. cercò sempre di operare contemporaneamente sul fronte del restauro filologico e su quello della coscienza storico-critica, in modo da evitare sia l'imitazione passiva sia l'assimilazione falsificante. I protagonisti del R., come periodo di grande creatività e di fortissima innovazione spirituale, furono gli intellettuali (letterati, artisti, filosofi, scienziati, architetti), che, in quanto figure sociali, si differenziavano nettamente dagli uomini colti del Medioevo. L'attività di questi nuovi intellettuali, che potrebbero essere simboleggiati dalle figure di Erasmo da Rotterdam, N. Machiavelli, L. Ariosto, A. Dürer, fu resa possibile in maniera essenziale dai sovrani, dai nobili e da papi caratterizzati da un nuovo spirito di mondanità, che anche grazie a una rinnovata prosperità economica e sociale misero a disposizione degli intellettuali ingenti risorse economiche per spirito di mecenatismo, ottenendone in cambio prestigio. La circolazione delle idee a livello europeo fu enormemente favorita dalla diffusione della stampa a caratteri mobili inventata da J. Gutenberg. l'uomo e la natura Fondamentale fu lo sviluppo della nuova concezione del ruolo dell'uomo come centro dell'universo, o come 'copula del mondo', creatura che si pone tra Dio e la natura, cui è dato il compito di nobilitare la propria esistenza con il sapere e le opere: per l'uomo del R. la stessa scoperta del divino avviene mediante lo studio della natura, considerata il libro aperto dell'opera di Dio che spetta a esso indagare e comprendere. La verità, quindi, non fu più considerata come il prodotto dogmatico della rivelazione religiosa e del magistero della Chiesa, ma come frutto della scoperta delle leggi che danno forma alla vita nella natura e nella società. In questo senso possono essere interpretate le ricerche artistiche, il cui tema principale fu lo studio dell'uomo e dello spazio che lo circonda, e che egli in qualche modo domina. Si sviluppò così, attraverso le osservazioni anatomiche dal vero, la rappresentazione corretta del corpo umano e dello spazio tramite la formalizzazione delle leggi matematiche della prospettiva. una rappresentazione del mondo magica ed ermetica L'interesse per il mondo della natura, tuttavia, non fu espresso soltanto da una concezione scientifica e razionalistica. Furono infatti presenti anche tendenze che guardavano alla natura come percorsa e animata da potenze misteriose, capaci di lanciare segni occulti, che l'uomo doveva cercare di analizzare, spiegare e possibilmente dominare (di qui il peso e l'importanza che ebbero l'astrologia, la cabala, la magia, l'alchimia); ancora fiorirono tendenze che intravedevano segrete corrispondenze fra macrocosmo e microcosmo, fra uomo e natura, con possibilità di poteri eccezionali, e non senza speranze di convergenze religiose, pacificatrici della specie umana. Fu appunto questa l'atmosfera dei platonici fiorentini, che accentuatasi negli ultimi decenni del Quattrocento, grazie anche al favore dei Medici, in partic. di Lorenzo, pervase le arti ed esercitò un fascino profondo per tutta l'Europa, almeno fino alla fine del Seicento.