Oceano Pacifico. A una piccola isola, Taiwan, da più di cinquant’anni si oppone una grande potenza, la Cina. È un braccio di ferro che potrebbe mettere a rischio la stabilità mondiale. L’isola di Taiwan dista circa 160 km dalle coste della Cina. Chiamata Formosa dai portoghesi, e passata sotto vari domini fra cui quello giapponese, alla fine della Seconda guerra mondiale torna alla Cina. In questo periodo in Cina si combatte una guerra civile fra i comunisti di Mao Zedong e i nazionalisti guidati dal generale Chiang Kai-Shek. Nel 1949, con la vittoria di Mao, i nazionalisti sono costretti a ritirarsi nell’isola di Taiwan, dove danno vita alla Repubblica di Cina. Decine di migliaia di cinesi, contrari al comunismo, li seguono. Inizialmente Taiwan è riconosciuta da molti Paesi occidentali come l’unico rappresentante del popolo cinese, e ottiene un seggio all’ONU. Alleata degli Stati Uniti durante la Guerra fredda, diventa un baluardo dell’anticomunismo.

Intanto nell’isola, Chiang Kai-shek, proclamato presidente, avvia una serie di riforme e promuove lo sviluppo industriale. Ma in seguito alla politica di apertura inaugurata dal governo di Pechino a metà anni 70, Taiwan si ritrova progressivamente emarginata. Esclusa dall’Onu, perde il riconoscimento degli Stati Uniti e di molti Paesi, che preferiscono allacciare rapporti con la Cina.
Sembra ormai probabile che l’isola torni ai cinesi. Ma il nuovo presidente taiwanese Chiang Ching-kuo, figlio del generale Chiang Kai-shek, non intende cedere la sovranità. Successivamente il Partito Democratico Progressista, al governo dal 2000, afferma con forza ancora maggiore il carattere autonomo di Taiwan. Da questo momento la richiesta di indipendenza diventa sempre più pressante. Ma Pechino si oppone con durezza. Oltre 500 missili, dalle coste cinesi, puntano Taiwan.
Nel 2005 il governo cinese approva la legge antisecessione, che legittima un intervento armato in caso Taiwan dichiari l’indipendenza. Gli Stati Uniti di George Bush garantiscono protezione all’isola, ma chiedono di non ufficializzare l’indipendenza.
La questione di Taiwan rischia di compromettere i rapporti tra USA e Cina. Nel marzo del 2008 il ritorno al potere dei nazionalisti segna un parziale cambio di rotta. I nazionalisti sostengono, infatti, l’esistenza di una sola Cina. Ma accetteranno la riunificazione solo che dopo che Pechino avrà istituito un sistema pienamente democratico.
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