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neoclassicismo
neoclassicismo Complesso movimento culturale europeo manifestatosi pienamente fra la seconda metà del 18° e il primo trentennio del 19° sec., che, oltre a interessare tutti gli aspetti dell'arte e dell'architettura, influenzò profondamente il gusto e la mentalità di un'epoca. Il n., caratterizzato dal recupero delle forme classiche, assunte come norma e tendenza alla perfezione, alla semplicità antica, alla logica, alla simmetria e alla chiarezza, fu sostenuto dalla ricerca teorica di un fondamento razionale del bello e da una profonda e metodica indagine storica delle fonti; considerato uno stile 'storico', inaugurò le tendenze di recupero del passato che successivamente caratterizzarono l'Ottocento. il ritorno filologico all'antico Il n., che ruppe con il classicismo barocco, ebbe innanzitutto come ideale l'antica Grecia; ampliò poi il suo repertorio attraverso le nuove scoperte archeologiche e una vastissima acquisizione di forme dell'antico, esteso anche all'arte romana, magnogreca, etrusca ed egizia; fece quindi riferimento ai contenuti ideali del passato, che rispondevano alle istanze estetiche e morali del presente. La sua rapida divulgazione in Europa fu favorita dalle accademie, dai viaggiatori e dalla circolazione di incisioni (G.B. Piranesi). Di particolare significato furono i primi scavi di Ercolano (1738) e Pompei (1748) e l'inaugurazione a Roma del Gabinetto egizio nel Museo Capitolino (1748), ma anche la pubblicazione della Storia dell'arte antica di J.J. Winckelmann (1763). il neoclassicismo in europa In Italia fu notevole lo sviluppo della pittura: a Roma furono attivi, a partire da P.G. Batoni, alcuni pittori, tra i quali l'inglese G. Hamilton e il tedesco A.R. Mengs (con Winckelmann, uno dei massimi teorici del n. nel nostro paese, insieme a F. Milizia); a Milano viva fu la presenza di A. Appiani in età napoleonica. In Francia, dove il ritorno all'antico trovò nelle idee della Rivoluzione un forte impulso morale, per J.-L. David il modello classico fu fonte d'ispirazione eroica (Il giuramento degli Orazi, 1784-85, Parigi, Louvre). In Germania il n. si manifestò soprattutto nella pittura di paesaggio di J.P. Hackert e nei disegni di J.W. Goethe. In Inghilterra invece fu interpretato in partic. nell'attività architettonica della corrente neopalladiana. Nell'architettura prevalgono gli stili classici, i concetti di utilità, comodità, semplificazione, sobrietà decorativa; queste caratteristiche, trasferite dal singolo edificio a un complesso di strutture, diedero luogo a interessanti soluzioni urbanistiche, per lo più su schema geometrico. Tra i principali architetti neoclassici sono da ricordare: in Italia, G. Piermarini a Milano, G. Valadier a Roma, A. Niccolini a Napoli; in Francia, É.-L. Boullée e C.-L. Ledoux; in Gran Bretagna, J. Nash, J. Soane e W. Wilkins (1778-1839); in Russia, l'italiano G. Quarenghi; in Germania, K.F. Schinkel. Il grande protagonista della scultura neoclassica fu A. Canova, la cui influenza si fece sentire in tutta l'Europa. Lo studio degli oggetti antichi emersi soprattutto dagli scavi delle città ebbe una enorme influenza sull'arte applicata, dalla ceramica (fabbrica di Wedgwood in Gran Bretagna) all'arredamento, dall'oreficeria al costume ecc. Nell'ambito del n. viene annoverato anche lo stile impero.