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maya

maya Popolazione indigena dell'America Centrale, stanziata in Messico (Stati di Chiapas, Tabasco, Campeche, Yucatán, Quintana Roo), Belize, Guatemala, Honduras occid. e Salvador settentrionale. storia Origini La civiltà dei m. affonda le proprie radici in quella degli olmechi, sorta (13° sec. a.C.) nella parte settentr. dell'Istmo di Tehuantepec ed estesasi poi nell'Altopiano del Messico e lungo la costa del Pacifico. Dagli olmechi le prime genti m., già dedite a un'agricoltura primitiva e dotate di ceramica dal 2° millennio a.C., mutuarono le basi del calendario e della scrittura geroglifica. Estintasi (3° sec. a.C.) la civiltà olmeca, nella regione montuosa e costiera merid. sorsero i primi centri propr. maya (tra cui Izapa, El Baúl, Chalchuapa, Kaminaljuyú). Apogeo La massima fioritura (dal 3° sec. d.C.) dei m. si ebbe nelle pianure centrali (Petén). L'agricoltura intensiva (su terreni alluvionali, in campi rialzati e anche per mezzo di forme di irrigazione) e i floridi commerci (cacao, piume, giada, selce e ossidiana, ceramica, cotone e stoffe) favorirono il moltiplicarsi dei centri urbani e il sorgere di un'organizzazione sociale complessa, al cui vertice stava la figura del sovrano (ahau), detentore del potere politico e garante sul piano religioso del benessere della comunità. Il principale centro del Petén fu Tikal (affiancato da Yaxchilán, Palenque e Copán). Decadenza e dissolvimento Tra l'8° e il 9° sec. le città del Petén furono abbandonate; quasi contemporaneamente sorsero nuovi centri nello Yucatán (Uxmal, Chichén Itzá, Cobá), destinati però a un rapido declino. Tra le cause del crollo della civiltà dei m. gli studiosi indicano il collasso ecologico - dovuto all'eccessivo sfruttamento dei terreni e agli scompensi climatici prodotti dai disboscamenti - e l'instabilità politica e sociale dovuta alle crescenti pressioni esterne e all'indebolimento dell'autorità dei sovrani di fronte all'aggressività dell'aristocrazia e allo scontento dei sudditi. Le città maya delle aree periferiche, a S e a N, subirono (10°-16° sec.) forti influssi messicani. I m. messicanizzati, prob. affiancati da guerrieri toltechi, occuparono (10° sec.) Chichén Itzá, dominando lo Yucatán fino a ca. il 1200. All'egemonia della città di Mayapán seguì (15° sec.) il dissolvimento dell'unità politica dei m. in una moltitudine di Stati minori, tra cui, a S, i regni bellicosi dei quiché e dei cakchiquel. I m. merid. furono sottomessi dagli spagnoli nel 1527, mentre quelli dello Yucatán, sconfitti nel 1540-46, si rifugiarono nella selva del Petén, dove resistettero nella città lacustre di Tayasal fino al 1697. Arte Alla civiltà dei maya risalgono alcune tra le più alte realizzazioni artistiche dell'America precolombiana. Importante fu lo sviluppo architettonico delle città, i cui edifici più imponenti erano i centri cerimoniali, comprendenti grandi piramidi sormontate da templi, sferisteri, altari e stele scolpite; esse erano anche centro di attività politica e sede di mercati, e ospitavano la nobiltà, il clero e la maggior parte delle attività produttive. Mentre le case di abitazione erano in legno e fango con tetti di foglie, gli edifici pubblici erano in pietra, spesso rivestiti d'intonaco e dipinti (colori predominanti erano il bianco e il rosso), a volte ornati da rilievi a stucco, affreschi e bassorilievi; l'arco era ignoto, ma i maya usarono in sua vece la falsa volta a mensola. Malgrado la sostanziale uniformità culturale, i principali centri urbani svilupparono una varietà di stili che rifletteva la loro autonomia politica: ognuno controllava un territorio ben definito ed era contrassegnato da un 'glifo emblematico', un particolare ornamento architettonico costituito da un incavo a sezione tonda o angolare. focus Le conoscenze astronomiche Gli aspetti meglio conosciuti della civiltà dei m. riguardano la vita politico-religiosa, argomento dominante dell'arte figurativa e dei testi geroglifici. La classe egemone elaborò un sistema cosmologico basato sulle osservazioni astronomiche e sul sistema di calcolo a base vigesimale, con una numerazione posizionale che implicava il concetto dello zero. Il calendario constava di due cicli paralleli, uno solare (365 giorni) e uno rituale (260), usato a fini divinatori; vi era poi un sistema di datazione continua che partiva dal 3114 a.C., data mitica della creazione. Le conoscenze astronomiche permisero ai m. di calcolare i cicli di Venere e dei maggiori pianeti e di prevedere le eclissi. focus Le divinità La religione dei m. era politeista; gli dei maggiori erano una dozzina, identificabili sia nell'iconografia classica sia nei documenti storici dello Yucatán coloniale e raffigurati con tratti antropozoomorfici. Il principale era Itzam Na, dio creatore dagli aspetti celesti e terrestri, inventore della scrittura e signore del giorno e della notte, raffigurato come un vecchio o come un serpente bicefalo. La classe dominante venerava in particolare il dio delle stirpi regnanti, Bolón Tzacab, raffigurato nello scettro dei sovrani. Sotto l'influenza tolteca si affermò in Yucatán il culto del 'serpente piumato' (Kukulcán, equivalente del messicano Quetzalcoatl). L'attività cerimoniale, gestita da una classe sacerdotale specializzata e gerarchizzata, era scandita dai ritmi del calendario; comprendeva pratiche preparatorie, danze e giochi rituali, processioni, offerte, autosacrifici e sacrifici di animali e vittime umane.
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