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manierismo
manierismo (o manièra italiana) Tendenza artistica, che connotò l'arte italiana per buona parte del Cinquecento, fino all'ascesa dei Carracci e infine di Caravaggio. La prima descrizione del fenomeno della 'maniera', termine che dal Quattrocento era usato nell'accezione generica di ', risale alle Vite (1550) di G. Vasari: questi riteneva che dopo il raggiungimento della perfezione da parte dei maestri del Rinascimento, Leonardo, Raffaello e Michelangelo specialmente, agli artisti successivi non rimanesse che l'imitazione del loro stile. In realtà i manieristi, esasperando alcune soluzioni formali dei grandi predecessori, svilupparono una cultura figurativa assai originale. l'irradiazione del manierismo da firenze e roma In risposta al classicismo rinascimentale si definì nel secondo decennio del Cinquecento l'esperienza fiorentina di pittori quali Pontormo, Rosso Fiorentino e il senese D. Beccafumi, denominata primo m., o primo anticlassicismo, o anche sperimentalismo anticlassico: questi artisti forzavano, infatti, le leggi naturali dello spazio e le proporzioni fino alla disarmonia, storpiavano figure ed espressioni, ricollegandosi piuttosto alle esperienze della pittura tedesca e fiamminga. Roma tuttavia fu il luogo privilegiato della gestazione della 'grande maniera', punto d'approdo di spunti classici e anticlassici che si rintracciano nelle opere stesse di Michelangelo e Raffaello, matrici congiunte del lavoro di artisti quali Perin del Vaga, Polidoro da Caravaggio ecc. La diffusione del 'grande m.' in Italia avvenne dopo il sacco di Roma (1527), con la dispersione del nucleo romano dei pittori in corti come Parma, dove fu attivo il Parmigianino, Mantova con Giulio Romano, la corte medicea con Vasari, F. Salviati De' Rossi, il Bronzino, B. Cellini, Giambologna, per riconfluire di nuovo a Roma; e così per il cd. . al di là delle Alpi', a Fontainebleau con il Rosso, F. Primaticcio, N. Dell'Abate e più tardi nel resto d'Europa, per es. ad Anversa, a Monaco e soprattutto nella Praga di Rodolfo II. lo stile Motivi ed elementi chiave del m. furono la raffigurazione cd. serpentinata del corpo umano e il contrapposto (ossia la posa contorta ottenuta rappresentando torsioni e disossamento di corpo, testa, spalle ecc. fino a disporre le membra in direzioni contrapposte, esemplare Venere e Amore di Pontormo, 1533), il gigantismo delle figure, gli audaci scorci prospettici, la mutevolezza dei colori accanto all'artificiosità, alla grazia, alla leggiadria: se infatti la perfezione dell'arte non si poteva più raggiungere nell'imitazione della natura, obiettivo già conseguito, essa si poteva ottenere attraverso la raffinatezza degli artifici tecnici (per es. l'illusionismo prospettico) e una raffinata scelta di contenuti allegorici, complessi fino alla bizzarria. In architettura il m. si manifestò sperimentando fino all'estremo limite il linguaggio classico, preparando il terreno all'affermazione del gusto per l'effetto pittorico e scenografico della civiltà barocca.