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macchiaioli
macchiaiòli Gruppo di pittori toscani della seconda metà dell'Ottocento uniti dal comune intento di liberare l'arte dall'accademismo e di instaurare una pittura di 'impressione' attuata per mezzo di 'macchie' di colore (paesaggi eseguiti con accentuazione del chiaroscuro e colore dato a macchia), novità che anticipò gli stessi impressionisti. Ebbero scarsa coesione e vita breve ma, superando i limiti del regionalismo, rinnovarono profondamente l'ambiente artistico italiano. le origini e i protagonisti Il termine m. fu usato ironicamente per la prima volta in occasione della Promotrice fiorentina del 1861, dove si esponevano 'macchie', ma il movimento era già attivo a Firenze; ne furono protagonisti, con T. Signorini e A. Cecioni (1836-1886), i teorici del gruppo, S. De Tivoli (1826-1892, già esponente della scuola di Staggia), C. Banti (1824-1904), V. D'Ancona (1825-1884), G. Fattori, V. Cabianca (1827-1902), G. Abbati (1836-1868), O. Borrani (1833-1905), R. Sernesi (1838-1866), i quali fin dal 1850 ca. usavano radunarsi nel caffè Michelangelo di Firenze per discutere d'arte e polemizzare contro l'accademismo. le tecniche Solo dal 1855, però, dopo il ritorno di alcuni di essi da Parigi e la conoscenza diretta delle opere di E. Delacroix e dei pittori di Barbizon, il gruppo abbandonò la polemica 'scapigliata' dei primi anni, orientandosi verso la ricerca di nuovi valori pittorici fondati sul rapporto dei colori e dei contrasti di luce e di ombre. I m. ritraggono la natura direttamente all'aria aperta, appuntando su taccuini e tavolette le impressioni che ricevono dal vero. Studiano il chiaroscuro, anche servendosi del tongris ("tonogrigio"), un espediente appreso dalla pittura francese: il motivo da dipingere viene osservato riflesso in uno specchio nero, che esalta i contrasti tra parti chiare e parti scure eliminando la linea di contorno. Si passa quindi a una pittura di macchia, direttamente ispirata alle impressioni visive della realtà. Aderirono al movimento anche S. Lega e N. Costa (1826-1903); nell'ambito dei m. esordì anche G. Boldini. La morte di Sernesi e di Abbati e i continui viaggi contribuirono alla disgregazione del gruppo, che continuò a vivere grazie agli interventi critici e teorici di Signorini e di Cecioni nei due periodici portavoce del movimento: Il Gazzettino delle arti del disegno (1867) e il Giornale artistico (1873-74).