John Fitzgerald Kennedy è il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d'America. Nasce il 29 maggio 1917 a Brookline, in Massachussets, da una facoltosa famiglia di origine irlandese. Suo padre Joseph, e i nonni Patrick e John hanno ricoperto importanti cariche politiche. Anche Kennedy entra in politica. A 29 anni è deputato. A 35 senatore. Nel 1960 si candida alla presidenza degli Stati Uniti per i democratici. La sua linea politica, nota come dottrina della “nuova frontiera”, punta a lanciare gli Stati Uniti come guida politica per tutto il mondo. Il giovane e carismatico Kennedy sembra rappresentare la possibilità di un cambiamento nel clima teso della guerra fredda. Da principio la corsa alla Casa Bianca non lo vede favorito. Ma il 26 settembre 1960, per la prima volta nella Storia, il dibattito tra i due candidati viene trasmesso in televisione. Davanti a milioni di spettatori, Kennedy appare più telegenico del suo avversario Richard Nixon e recupera lo svantaggio.

Per una manciata di voti, l’8 novembre 1960 Kennedy conquista la presidenza. Ha 43 anni: è il più giovane Presidente eletto nella storia del Paese, ed è il primo cattolico alla Casa Bianca. Leader molto popolare, conquista da subito il favore della popolazione. Sua moglie Jacqueline Bouvier, sposata nel ’53, è un esempio di classe ed eleganza e si distingue per il suo stile europeo. I due diventano una coppia simbolo. Ma per tutto il mandato si rincorrono voci sulle avventure extraconiugali del Presidente, che secondo alcuni avrebbe intrecciato anche rapporti d’affari con la mafia italo-americana. Sebbene progressista e attento ai diritti delle minoranze, l'operato di Kennedy si caratterizza per una politica estera aggressiva: pochi mesi dopo essere stato eletto, Kennedy autorizza l’invasione di Cuba, governata dal regime comunista di Fidel Castro.

L'operazione non ha successo e segna una dura sconfitta per gli USA. Kennedy ordina l’embargo nei confronti di Cuba. L'anno successivo, queste tensioni fanno sfiorare una guerra atomica: Kennedy chiede infatti al leader sovietico Nikita Krusciov di smantellare dei missili posizionati a Cuba e rivolti verso gli USA. Dopo giorni di tensione, i due Paesi raggiungono un accordo. Nello stesso anno, per tenere sotto controllo il Vietnam del Nord filo comunista il presidente ordina l'invio di truppe nel Vietnam del Sud, alleato degli Stati Uniti. È il primo passo verso la guerra del Vietnam che scoppierà 2 anni più tardi e sarà uno dei capitoli più sanguinosi e fallimentari nella storia degli USA. Il 22 novembre 1963, a Dallas, in Texas, mentre saluta la folla, il Presidente è raggiunto da due colpi di fucile. Il proiettile che lo colpisce alla testa è fatale. Kennedy muore a soli 46 anni. Secondo la polizia, il responsabile è Lee Harvey Oswald, uno squilibrato con simpatie comuniste. 2 giorni dopo, Oswald viene ucciso da Jack Ruby, informatore delle forze dell'ordine. L’omicidio Kennedy resta avvolto nel mistero. A prescindere da un operato politico non esente da critiche, Kennedy diviene nel tempo icona e mito degli anni 60.



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