Herbert Marcuse è un filosofo tedesco emigrato negli Stati Uniti. Nasce il 19 luglio 1898 a Berlino, da una famiglia d’imprenditori ebrei. Dopo aver combattuto nella Prima guerra mondiale, studia lettere e filosofia e lavora come ricercatore universitario. Nel gennaio 1933 entra nell’Istituto per la Ricerca Sociale di Francoforte. La scuola di Francoforte si concentra sull’elaborazione di teorie riguardanti la società. Per l’analisi delle strutture economiche, il punto di riferimento teorico della scuola è certamente Karl Marx, ma per l’indagine delle cosiddette sovrastrutture come la cultura e la famiglia si guarda anche a Sigmund Freud. Gli esponenti della Scuola di Francoforte sono accomunati da un pensiero critico e antidogmatico, contrario alla formulazione d’idee assolute, che ritengono essere la base di ogni regime autoritario. Con l’avvento al potere di Adolf Hitler nel ’33, l’Istituto è costretto a chiudere. Marcuse abbandona la Germania. Stabilitosi negli Stati Uniti, continua a collaborare con l’Istituto per la Ricerca Sociale, che si è ricostituito a New York.

Nel 1955 pubblica Eros e Civiltà, nel quale analizza l’azione repressiva che le strutture sociali esercitano sull’individuo, confutando alcune teorie di Sigmund Freud. Secondo Freud ogni forma di aggregazione sociale comporta necessariamente una repressione delle pulsioni erotiche e vitali del singolo. Secondo Marcuse invece, la repressione non è né inevitabile né caratteristica di ogni società. È invece tipica del capitalismo e della sua organizzazione sociale, dominata da una iniqua distribuzione della ricchezza e da rigide strutture gerarchiche, a cominciare dalla famiglia patriarcale. Secondo Marcuse, nella società industriale l’uomo è represso e alienato anche dalla forma che ha assunto il lavoro, ripetitivo e poco gratificante. Ciò accade sia nelle democrazie occidentali, sia nelle società governate da regimi comunisti, dove domina il capitalismo di Stato.

Date queste condizioni, per Marcuse è necessario che l’Uomo contemporaneo ritrovi la propria creatività, e la propria autonomia di pensiero, modificando radicalmente il sistema attuale. Tuttavia, come chiarisce ne L’uomo a una dimensione, il sistema capitalista è talmente efficace nel reprimere ogni pensiero alternativo che anche gli elementi potenzialmente sovversivi, come la classe operaia e gli intellettuali, sono neutralizzati. Per questo, i soggetti più adatti a operare un rivolgimento sono quelli meno integrati nel sistema, come gli studenti, i disoccupati, le minoranze etniche o i guerriglieri dei paesi in via di sviluppo. Herbert Marcuse muore a Starnberg, il 29 luglio 1979, all’età 81 anni. Per l’importanza attribuita al potere eversivo della creatività, il pensiero di Marcuse trova consenso tra i movimenti di contestazione degli anni ’60.

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