30 aprile 1975: Saigon, capitale del Vietnam del Sud, è conquistata dalle truppe nord-vietnamite. È la fine della guerra del Vietnam, che ha provocato oltre tre milioni di morti tra soldati e civili
1954. Dopo una guerra per liberarsi dal controllo coloniale francese, durata otto anni, il Vietnam è spaccato in due.

Il Nord, governato da Ho Chi Minh, è sostenuto dalle due maggiori potenze comuniste, Cina e Unione Sovietica; il Sud, controllato da Ngo Dinh Diem, è appoggiato dagli Stati Uniti.

Nel 1956 gli statunitensi, preoccupati da un possibile successo elettorale dei comunisti vietnamiti, spingono Ngo Dinh Diem a non concedere le elezioni che dovrebbero riunificare il Paese.

Ho Chi Minh reagisce organizzando gruppi di combattenti comunisti, i cosiddetti vietcong, che lanciano azioni di guerriglia contro il governo del Sud.

Nel 1961, il presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy, per contrastare i vietcong, dà avvio all’incremento della presenza militare statunitense in Vietnam.
La situazione precipita nell'agosto 1964, quando una nave da guerra statunitense viene attaccata dai vietcong: è il cosiddetto incidente del Golfo del Tonchino. La portata dell'azione è di lieve entità, ma il presidente USA Lyndon Johnson reagisce con durezza, e ottiene dal Congresso i pieni poteri per gestire la crisi nel Vietnam.

Nel febbraio 1965 gli Stati Uniti avviano i bombardamenti sul Vietnam del Nord. Nei raid aerei vengono utilizzate anche bombe incendiarie al napalm, che provocano molte vittime fra la popolazione civile.

Gli USA sono convinti di poter risolvere il conflitto in breve tempo, ma gli uomini di Ho Chi Minh resistono strenuamente, spesso nascondendosi in cunicoli sotterranei e nella giungla.

A causa delle difficoltà del conflitto, negli USA acquista sempre più forza il movimento pacifista, che chiede il ritiro dal Vietnam, e si moltiplicano i casi di giovani che rifiutano la chiamata alle armi.
Nel 1969, la crescente opposizione interna spinge il neo-presidente Richard Nixon a promuovere la cosiddetta vietnamizzazione del conflitto, cioè un progressivo ritiro delle truppe statunitensi, a favore di un maggiore impegno di forze sudvietnamite.

Il 29 marzo 1973 gli ultimi soldati statunitensi abbandonano il Vietnam: per gli USA è una cocente sconfitta.

Privi dell’aiuto di Washington, dopo due anni i sud-vietnamiti sono costretti a cedere. Il 30 aprile 1975 i vietcong entrano a Saigon: è la fine della guerra. Il Vietnam verrà riunificato sotto il governo comunista.

La guerra del Vietnam segna gli Stati Uniti nel profondo, ed entra nell'immaginario collettivo grazie a numerosi film, tra cui Il cacciatore di Michael Cimino, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, e Full Metal Jacket di Stanley Kubrick.
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