17 febbraio 2008. Il governo del Kosovo dichiara l'indipendenza dalla Serbia. È l'ultimo capitolo di un aspro confronto in atto da decenni. Il Kosovo è una piccola regione della penisola balcanica. Appartiene storicamente al territorio della Serbia, ma è abitato in prevalenza da popolazione di etnia albanese. Per gran parte del Novecento, fa parte della Jugoslavia, repubblica federale di stampo socialista che riunisce sei Stati balcanici, e in cui la Serbia ha un ruolo di primo piano. Nel tempo, si scontrano sempre più la volontà indipendentista dei kosovari albanesi e la fermezza dei serbi nel considerare il Kosovo una parte irrinunciabile del proprio Stato.

Negli anni 80, le tensioni si acuiscono. Nel 1989, il nuovo Presidente della Serbia, il nazionalista Slobodan Milošević, adotta una politica intransigente. Revoca l'autonomia alla provincia del Kosovo, elimina la parità linguistica tra albanese e serbo e fa chiudere le istituzioni autonome albanesi. I kosovari rispondono con un movimento non violento di protesta. Nei primi anni 90, in seguito a una sanguinosa guerra civile, la Jugoslavia cessa di esistere. Nascono diverse repubbliche autonome, tra le quali una nuova Repubblica Federale di Jugoslavia, che comprende Serbia e Montenegro, e di cui fa parte anche il Kosovo. Di fronte al rifiuto di Milošević di concedere qualsiasi forma di autonomia, i kosovari albanesi si organizzano militarmente. Nel 1996 nasce l'UÇK, l'esercito di liberazione del Kosovo, che inizia a colpire obiettivi serbi.

La risposta di Milošević è dura: migliaia di kosovari albanesi vengono torturati, stuprati o uccisi, molti altri sono costretti a un vero e proprio esodo verso gli stati confinanti. Temendo fenomeni di pulizia etnica a danno dei kosovari albanesi, la comunità internazionale impone a Milosevic di porre fine alle persecuzioni. Nel corso del 1999, l'ONU cerca di portare serbi e kosovari a un accordo, ma senza successo. Le potenze occidentali decidono allora di intervenire: il 24 marzo 1999 una forza multinazionale dà inizio alla cosiddetta “guerra umanitaria”, definita in questo modo perché combattuta per difendere i kosovari albanesi. Per 77 giorni, il territorio serbo è sottoposto a continui bombardamenti, che colpiscono anche la capitale Belgrado.

Il 10 giugno, la Serbia raggiunge un accordo con la comunità internazionale. Il Kosovo viene posto sotto il controllo dell'ONU. Le vittime della guerra sono migliaia. La situazione non è però stabile: i serbi del Kosovo fuggono dalla zona per il timore di rappresaglie, e negli anni la tensione tra i due gruppi etnici non accenna a diminuire. Il 17 febbraio 2008, il governo del Kosovo proclama unilateralmente l'indipendenza. Il nuovo Stato è riconosciuto da numerosi Paesi europei e dagli USA, ma non dalla Serbia
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