Primi anni 90. La Jugoslavia cessa di esistere. Si scatena una guerra sanguinosa. Al termine della seconda guerra mondiale, il partito comunista assume il potere in Jugoslavia. Il suo leader è Josip Broz, detto Tito. Il 29 novembre del 1945, per iniziativa di Tito, nasce la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia. La federazione è formata da sei stati: Serbia con Kosovo e Vojvodina, Croazia, Bosnia, Montenegro, Slovenia, Macedonia. La Serbia, il paese più grande, è il punto di riferimento dell’intera federazione.
Tito dominerà il paese con un ferreo regime, fino alla morte, avvenuta il 4 maggio del 1980. Con la morte di Tito il regime comunista jugoslavo entra in crisi, e le varie nazionalità jugoslave cominciano ad avanzare richieste di indipendenza.

La federazione infatti è abitata da diverse etnie. In Jugoslavia si parlano tre lingue, si professano tre religioni e si adoperano due alfabeti. Nell’aprile 1990 la Slovenia tiene libere elezioni, seguita immediatamente dalla Croazia. Il 25 giugno 1991 i due stati proclamano la loro indipendenza. L’esercito jugoslavo, composto soprattutto da Serbi, interviene per impedire la secessione. È la guerra. In Slovenia dura pochissimo; appena dieci giorni. Appoggiata dalla Germania, la Slovenia dimostra una straordinaria compattezza, e alla federazione jugoslava non resta che trattare. In Croazia invece, i serbi sono molto più numerosi e il conflitto è più violento. È solo grazie alle pressioni internazionali che, l’esercito jugoslavo, vittorioso sul campo, è costretto a ritirarsi nel gennaio del ’92. L’Unione Europea riconosce la nascita dello stato indipendente di Croazia il 15 gennaio del 1992. Ma la guerra non si ferma. Malgrado il cessate il fuoco, i Croati cercano di recuperare alcuni territori rimasti in mano serba. Nello stesso anno scoppia la guerra anche in Bosnia. Il piccolo Paese è abitato da tre etnie: Bosniaci, Serbi e Croati. Lo scontro è violentissimo. I Serbi cingono d’assedio per 43 mesi la capitale della Bosnia, Sarajevo.

Solo a seguito delle mediazione dell’ONU, si riesce a raggiungere un’intesa di pace con gli accordi di Dayton nell’Ohio, il 21 novembre del 1995. Vengono confermate le vecchie frontiere degli stati della Repubblica Jugoslava e viene prevista la creazione di due entità statali all’interno della Bosnia: la federazione di Bosnia Erzegovina e la Repubblica Serba. Gli accordi di Dayton dissolvono di fatto la Jugoslavia, ma non riescono a interrompere la scia delle violenze. Di lì a poco, anche i rimanenti stati jugoslavi, il Kosovo in particolare, decideranno di rendersi indipendenti, provocando l’intervento militare della Serbia e un nuovo sanguinoso conflitto.
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