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Férmi, Enrico
Férmi, Enrico. - Fisico (Roma 1901 - Chicago 1954). Accostatosi allo studio della fisica fin dall'adolescenza, alla fine del liceo entrò alla Scuola normale superiore di Pisa. Durante il periodo universitario studiò in modo autonomo molti lavori di fisica moderna, acquistando una notevole conoscenza dei più recenti risultati; si può in proposito ben dire che F. fu un autodidatta che si formò una vasta e profonda cultura scientifica quasi esclusivamente sui libri. Laureatosi nel 1922 discutendo una tesi sui raggi X, F. si presentò, per avere suggerimenti sulla strada da intraprendere, a O.M. Corbino, direttore dell'Istituto di fisica dell'università di Roma. Questi riconobbe subito l'eccezionalità del giovane e da allora in poi si adoperò per indirizzarlo alla carriera accademica e successivamente per aiutarlo a creare una scuola. Nel 1923 F. si recò con una borsa di studio a Gottinga presso M. Born e poi a Leida presso P. Ehrenfest. Conseguita la libera docenza, nel 1925 andò a Firenze come professore incaricato di meccanica razionale e di fisica matematica; ivi, oltre a proseguire le ricerche in diversi settori della fisica teorica, eseguì varî esperimenti di ottica in collaborazione con F. Rasetti, che era stato suo collega universitario. Nel 1926, venuto a conoscenza del principio di esclusione di W. Pauli (v.), in brevissimo tempo ne trasse le conseguenze per la meccanica statistica delle particelle con spin semintero, il maggior contributo teorico di F. alla nuova fisica quantistica, noto con il nome di statistica di F. - Dirac, alla quale obbediscono elettroni, protoni, neutroni e altre particelle genericamente oggi dette fermioni. Con questa scoperta F. acquistò una notevole fama; Corbino riuscì a istituire presso l'università di Roma una cattedra di fisica teorica, la prima in Italia, alla quale fu chiamato Fermi. Così nell'autunno del 1926 F. si trasferì a Roma nell'Istituto di via Panisperna, dove iniziò il periodo più fecondo della sua vita scientifica, e ben presto creò un gruppo di collaboratori: il primo fu lo stesso Rasetti, al quale si aggiunsero E. Segrè, E. Amaldi, E. Majorana, B. Pontecorvo. Per F., teoria ed esperimento erano inseparabili: come altri grandi fisici del passato egli tenne sempre ferma per tutta la vita, e realizzò nella propria attività di ricerca, l'esigenza di una stretta unità di competenze e di capacità teoriche e sperimentali. A quest'epoca egli si dedicava maggiormente alla fisica teorica (per es., riformulando in modo semplice e chiaro la teoria quantistica del campo elettromagnetico), ma si interessava attivamente anche ai lavori sperimentali. Il gruppo di via Panisperna si occupò inizialmente di spettroscopia atomica (per es., dell'effetto Raman o delle strutture iperfini) ma ben presto fu chiaro a F. che nuove prospettive si aprivano nello studio del nucleo atomico: per impadronirsi delle nuove tecniche sperimentali i suoi collaboratori soggiornarono in varî periodi presso alcuni dei più attrezzati laboratorî europei. Nel 1933, poco dopo la scoperta del neutrone, F. elaborò la teoria del decadimento β, basata sul formalismo della teoria quantistica dei campi e sull'ipotesi fisica avanzata da W. Pauli che un neutrone del nucleo decadesse in un protone, un elettrone e un neutrino (termine coniato da F.). CONTINUA_A_LEGGERE_MARKER