Nel dicembre del 2001 una drammatica crisi economica porta l’Argentina sull’orlo del collasso. Tra il 1976 e il 1982 l’Argentina è governata da una giunta militare. Durante questi anni, il prodotto interno lordo fatica a crescere, e il debito estero argentino passa da 8 a 45 miliardi di dollari. La democrazia viene ripristinata nel 1983, ma i presidenti che si succedono non riescono a risolvere i problemi economici. Nel 1990, per bloccare l’inflazione, il governo stabilisce la parità tra peso argentino e dollaro, ma così facendo penalizza le esportazioni e soffoca ulteriormente l’economia. Alle soglie del 2000, il debito estero ammonta a 185 miliardi di dollari, mentre disoccupazione e povertà raggiungono livelli elevatissimi. Nel marzo del 2001 il presidente Fernando De la Rúa nomina ministro dell’economia Domingo Cavallo, che prende una serie di drastiche decisioni, fra cui la diminuzione delle pensioni e dei salari dei dipendenti pubblici. A dicembre l’Argentina dichiara bancarotta, e sospende il pagamento dei debiti contratti con le istituzioni finanziarie internazionali.

Nel debito sono compresi parecchi miliardi di dollari di obbligazioni, possedute da migliaia di risparmiatori nel mondo: i bond argentini diventano inesigibili. Ciò provoca il blocco di un grande prestito già accordato al Paese dal Fondo Monetario Internazionale. Per far fronte alla gravissima crisi di liquidità, Cavallo impone ai cittadini un limite al prelievo di denaro dalle banche. Il 19 dicembre migliaia di persone scendono in piazza a Buenos Aires, chiedendo le dimissioni del governo e saccheggiando supermercati e farmacie. Nascono scontri che provocano oltre 30 vittime. Cavallo lascia il suo incarico e il presidente De la Rúa dichiara lo stato d’assedio, prima di dimettersi a sua volta. Nel giro di due settimane vengono eletti 4 presidenti, fino alla nomina di Eduardo Duhalde, che riprende le trattative con il Fondo Monetario Internazionale ed elimina la parità tra peso e dollaro. Ma la situazione tarda a normalizzarsi. La disoccupazione riduce sul lastrico molte famiglie. La crisi spinge la società civile a sostituirsi allo Stato in molte funzioni. Compaiono assemblee di quartiere, che oltre a organizzare la protesta contro il governo, danno vita a scuole e a mercati, dove la merce viene barattata. Nel 2003, viene eletto presidente Néstor Kirchner. Durante la sua presidenza l’Argentina, avvalendosi di forti sconti, ripiana il debito estero e inizia a risollevarsi dalla crisi.


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