20 settembre 1870. Le truppe del Regno d’Italia conquistano Roma, al tempo sotto il dominio pontificio, ponendo fine al potere temporale del papa sui territori dello Stato della Chiesa. In questi anni l’Italia è attraversata da un clima di tensione causato dalla di potenze che occupano parti del Paese, impedendone l’unificazione. L’Austria, a seguito dei patti stipulati con il Trattato di Vienna del 1866, detiene Trentino e Friuli Venezia Giulia. Lo Stato pontificio, invece, possiede i territori dell’odierno Lazio. Anche la Francia svolge un ruolo fondamentale nelle trattative tra le potenze europee. Infatti, con l’indebolimento dell’appoggio francese sul suolo romano, causato dagli impegni bellici contro la Prussia, l’Italia comincia a intravedere la possibilità di muovere verso Roma. La presa di Roma s’inserisce in un contesto storico dominato dalla volontà di conquistare le terre irredente, al fine di aprire la strada all’unificazione dell’Italia. Cavour, capo del Governo dal 1852 al 1859, partecipa attivamente alla diplomazia europea per far sì che l’Italia possa unificarsi sotto la sovranità dei Savoia.

Le spinte unificatrici arrivano prima al Sud. Garibaldi, condottiero dell’esercito dei mille, dopo aver conquistato l’Italia meridionale, il 2 ottobre 1860 proclama la sua sottomissione a Vittorio Emanuele II, re d’Italia. In questo modo vengono smorzate le preoccupazioni relative a una possibile pretesa indipendentista. Le condizioni favorevoli provocate dalla sconfitta della Francia nel conflitto prussiano rinvigoriscono l’intenzione di conquistare i territori dello Stato pontificio. Il conte Gustavo Ponza di San Martino viene inviato dal Governo italiano nella capitale per tentare un accordo con il papa Pio IX. Dopo il fallimento delle trattative ha il via la spedizione militare, guidata dal generale Raffaele Cadorna. Il 12 settembre 1870 la compagine entra in suolo pontificio e in pochi giorni arriva a Roma senza intralci. Il 20 settembre il generale sferra l’attacco decisivo ed entra nella città capitolina attraverso Porta Pia. Il papa, per evitare onerosi spargimenti di sangue, ordina al generale papalino di arrendersi. La conquista della città determina la fine del potere temporale sui territori del Regno e il conseguimento della laicità da parte dello Stato. Il 2 ottobre 1870 un plebiscito popolare sancisce l’annessione all’Italia dei territori conquistati e il 27 gennaio dell’anno successivo la capitale viene trasferita da Firenze a Roma.
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