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Nazionalsocialismo
nazionalsocialismo Complesso ideologico (com. noto nella forma abbreviata nazismo) elaborato in Germania soprattutto da A. Hitler e divenuto sistema di governo dal 1933 al 1945. LE ORIGINI Nel quadro della crisi determinata in Germania dal crollo dell'Impero, dalla sconfitta nella Prima guerra mondiale e dalla fragilità della Repubblica di Weimar, nel 1920 nacque il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP), antisemita, nazionalista e antimarxista, di cui Hitler divenne leader. Dopo aver tentato, nel 1923, un colpo di Stato a Monaco, Hitler fu arrestato e rimase in carcere un anno; risale a questo periodo la redazione di quello che sarebbe divenuto il testo guida del n., il Mein Kampf. Pubblicato nel 1925, esso teorizzava la necessità di un movimento sottoposto a un'organizzazione di tipo militare, guidato da un Führer ("capo") posto al vertice di una società basata sul dominio della razza ariana e sull'esaltazione del nuovo principio della "comunità", etnicamente e biologicamente intesa come riunione di tutti i tedeschi in una sola grande Germania, il cui "spazio vitale" era da conquistarsi soprattutto nell'Est europeo e i cui nemici erano in primo luogo ebrei e comunisti. L'AVVENTO AL POTERE Riorganizzatosi dopo il fallimento del tentato colpo di Stato, il n. - che si ispirava al fascismo italiano, giunto al potere nel 1922 - ottenne il crescente appoggio di industriali, militari, alti burocrati. Tuttavia fu solo la crisi economica del 1929 a creare le condizioni perché il partito diventasse un'organizzazione di massa. In seguito al successo elettorale del 1932, il 30 gen. 1933 il presidente P.L. Hindenburg nominò cancelliere Hitler, ritenuto l'uomo capace di stroncare il pericolo comunista e costituire un governo forte. L'APOGEO E IL CROLLO Prese le redini del governo, nel 1933 il n. diede vita a un sistema totalitario. Alla morte di Hindenburg, Hitler assunse anche la carica di capo dello Stato. Ebbe così inizio il Terzo Reich. Gli oppositori del regime furono perseguitati e uccisi; gli ebrei ridotti in una condizione di emarginati senza diritti; i cittadini sottoposti a un regime di controllo poliziesco (creazione della Gestapo; istituzione dei campi di concentramento); l'economia posta al servizio del riarmo. Fattori di consenso al regime furono i trionfi in politica estera e la rapida ricostituzione della potenza militare tedesca. Nel settembre 1939 l'espansionismo nazista scatenò la Seconda guerra mondiale. Dopo i successi iniziali dal 1942 iniziò la parabola discendente, culminata nella disfatta del maggio 1945. Durante la guerra la furia razziale nazista portò allo sterminio nei lager di ca. sei milioni di ebrei (Shoah) - la cui eliminazione fisica (cd. soluzione finale) fu decisa nel 1942 - e di un gran numero di altri appartenenti alle 'razze inferiori' e di oppositori politici.