L’apartheid è una politica di discriminazione razziale, adottata in Sudafrica dalla popolazione bianca a danno dei neri, nel periodo che va dal 1948 al 1994. Dopo secoli di colonizzazione da parte di diverse potenze europee, nel ‘900 il Sudafrica è un Paese indipendente, abitato da diverse etnie. I numerosi gruppi etnici di neri indigeni costituiscono oltre il 70% della popolazione. I bianchi di origine europea, che detengono il potere, sono invece il 15%. Il resto della popolazione è composto da asiatici e dai cosiddetti coloured, individui di sangue misto. La dottrina dell’apartheid, termine che significa separazione, viene elaborata negli anni 40. A promuoverla è il National Party, che rappresenta gli afrikaaners, i bianchi discendenti dai coloni olandesi giunti qui a partire dal XVII secolo.

La teoria politica dell’apartheid sostiene che le razze che coabitano un territorio debbano vivere separate le une dalle altre. Secondo i suoi promotori, l’apartheid permette a ogni gruppo etnico di vivere in autonomia e armonia con le proprie tradizioni: di fatto però, legittima la discriminazione razziale. Nel 1948 il National Party vince le elezioni, e adotta l’apartheid come politica ufficiale dello Stato. Da questo momento, i neri non possono utilizzare gli stessi mezzi pubblici dei bianchi, o frequentare le stesse scuole. Percepiscono salari molto più bassi e sono privati del diritto di voto. Nascono inoltre i bantustan, territori in cui vengono costretti a vivere i gruppi etnici neri. I bantustan sono Stati con un'amministrazione autonoma dal Sudafrica: in questo modo, chi vi abita perde la cittadinanza sudafricana. Le terre dei bantustan sono aride e povere, e i neri devono quindi andare a lavorare nei territori sudafricani controllati dai bianchi: qui però sono considerati stranieri e non godono di alcun diritto civile.

L’unica opposizione all’apartheid viene dal partito dei neri sudafricani, l’ANC, che dagli anni 50 protesta attraverso scioperi e boicottaggi. Il governo reagisce arrestando i contestatori. Nel 1964 il leader dell’ANC Nelson Mandela viene condannato all’ergastolo. Negli anni 80, l’apartheid si fa sempre più opprimente. Per ottenerne l'abolizione, l'ONU impone al governo sudafricano pesanti sanzioni, che strozzano l’economia del Paese. Nel 1990 il presidente Frederik de Klerk si vede costretto ad avviare il processo di abolizione delle leggi razziali, e a dialogare con l'ANC. Mandela viene scarcerato, e torna a essere un protagonista della politica sudafricana. Nel 1993 Mandela e de Klerk sono premiati con il Nobel per la pace. Alle elezioni del 1994 i neri sono riammessi al voto, e l’ANC conquista una vittoria schiacciante. Mandela sconfigge lo stesso de Klerk, e diventa il primo presidente nero del Sudafrica.
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